sabato 3 marzo 2012

GENESIS - The Ultimate Collection - Calling all stations

Ma chi sono? Mike and the Mechanics? I Genesis, rimasti in 2 (Banks e Rutherford), più un giovane singer dal timbro delicato e, al tempo stesso, graffiante (lo scozzese Ray Wilson). Calling all stations (1997) mostra assodati esiti pop a 360° ma con un calo creativo tale da ripercuotersi, inevitabilmente, sulla qualità delle composizioni. Prendiamo l'ultimo arrivato: ha grinta, è dotato di una grana vocale invidiabile, però non sfruttata al meglio dalla produzione. E poi, diciamocelo, sarà anche in gamba, ma è avulso, alieno alla prospettiva genesisiana. Collins manca: per quanto discutibili (e sciagurate) possano essere state le sue indicazioni "pop", almeno continuava a dare forma al suono percussivo. Qui la batteria è trascurata: fredda, piatta, monocorde, a tratti "automatica" (con un'eccezione per The Dividing Line, dove, però, talvolta, il troppo stroppia).

Dal naufragio si salvano alcune ballad, se non altro per un discreto afflato melodico: Not about us è un buon esempio di pop, memore di alcuni felici episodi di fine anni Settanta; If That's What You Need trasmette quasi una vaga illusione gabrieliana... o meglio, ci chiediamo come l'avrebbe potuta cantare Gabriel. Oggi.

Quel che manca a Calling All Stations ha un nome ben preciso: personalità. Nonostante i Genesis riescano a stare al passo con i tempi, ahimé, alla fine, questo passo si è rivelato falso e anonimo. Peccato, perché potenzialmente... Cosa diceva di noi, talvolta, la nostra prof. esigente? "E' bravo ma non si applica". © Riccardo Storti


sabato 25 febbraio 2012

GENESIS - The Ultimate Collection - Invisible Touch

La consacrazione pop di una band che tutt'altra origine ebbe. Ma quante copie hanno venduto con questo Invisible Touch? Sì, hanno sbancato e senza pietà. Singoli come la title track e Land of Confusion, in quattro e quattro otto, fanno il giro del mondo e dominano le playlist musicali di radio e della nascente industria videocratica. Pure ballabili, poi. E il disco mantiene vivo quel tenore. Una certa critica scorgerebbe un presunto taglio ecumenico del disco, spezzato tra canzonette pop - per il pubblico in erba - e song più lunghe (dall'attitudine strumentale; pensiamo a Domino o a The Brazilian) - dedicate a chi se l'è ancora legata al dito. Insomma, un lavoro contestuale (leggi Anni 80 style) ma attento tanto ai giovani, quanto ai vecchi fan. Tra pop e prog? Non direi. Siamo onesti. E onestamente concediamo pure ai Genesis di avere consegnato alla storia un classico (nel bene e nel male) di quel decennio, ma senza dimenticare che quel 1986 aveva comunque sfornato alcuni pezzi da 90 che, per fortuna, ci fanno un po' dimenticare questi Genesis poco riconoscibili (qualche titolo? Gone to Earth di David Sylvian, Jazz from Hell di Frank Zappa, il live di Sting Bring on the Night, il magnifico True Stories dei Talking Heads, il particolare (e assai discusso) Somewhere in Time degli Iron Maiden... ma sì, mettiamoci pure Notorius dei Duran Duran...).

sabato 18 febbraio 2012

PROFESSORE E GENTILUOMO: la recensione di "Jam"

Due note di Roberto Caselli sul mensile "Jam" di febbraio 2012 (cliccare sull'immagine per ingrandire).

giovedì 9 febbraio 2012

RATIONAL DIET "On phenomena and existences" (Altrock, 2010)

Quella dei Rational Diet è sicuramente una delle avventure più stimolanti scaturite dall’inesauribile fucina lombarda AltRock di Sesto San Giovanni. Il patron della label, Marcello Marinone, li scoprì qualche anno fa, fiutando ad est. Bielorussia. È da lì che arriva questa graziosa portaerei di suoni bizzarri. L’essenzialità cameristica di fiati e archi in simbiosi con la tonante forza dinamica del trio rock per eccellenza (basso, chitarra e batteria). La scommessa parte nel 2007 con un’opera prima omonima, quindi arriva At Work un anno più tardi. Non c’è il due senza il tre, così nel 2010 ecco un’ulteriore prodotto, addirittura più rifinito e personalizzato, dal titolo parafilosofico (On phenomena and existences) e dall’inquietante copertina (manichini di De Chirico decapitati che calzano anfibi?). Quanti rimandi timbrici: il fagotto chiama Stravinskij, le linee essenziali di violino e violoncello sottendono allo Shostakovich dei quartetti, le gravi pulsazioni di basso e batteria confermano (ma non conformano) il postulato crimsoniano del sequel delle varie Lark’s tongue in aspic (Human life is the wind, Private secrets of machine, The end of the almhouse). A completare il quadro: arditi orditi contrappuntistici (Sleep is teasing a man, Living the main life, Passacaglia in beautiful and furious world), calcolate poliritmie (A man went to sleep, Bet on a marked card, In five steps), speculazioni jazzistiche (Somebody in the spacious tail-coat), climi lunari novecenteschi (Weimar period), marce spettrali (In the late summer) e inattese centralità chitarristiche (Unexpected Feiertag in Chemnitz). Dalle parti di Brest il rigore “classico” ha incontrato l’intesità del rock e se ne è innamorato. Senza scorpacciate, ma secondo una dieta razionale…

© Riccardo Storti

sabato 4 febbraio 2012

PROFESSORE E GENTILUOMO - Intervista radiofonica per Radio Città Benevento ("Rock City Night" di Donato Zoppo)

Ieri, 3 febbraio 2012, è stata trasmessa un'intervista su Radio Città Benevento, all'interno del succoso contenitore di "Rock City Night" (Donato Zoppo al microfono e questo basta... ;-)))). Abbiamo chiacchierato di Vecchioni - ovvio... - sulle note lontane di Velasquez. Eccovi il contenuto... Grazie per l'ascolto.

mercoledì 1 febbraio 2012

PROFESSORE E GENTILUOMO: Recensione di "Rockerilla" (febbraio 2012)

Anche il prestigioso mensile "Rockerilla" ha dedicato una recensione al mio libello su Vecchioni (per ingrandire, cliccare sull'immagine).

venerdì 20 gennaio 2012

PROFESSORE E GENTILUOMO: Recensione su "Raro" di Gennaio 2012

Ne ha parlato anche "Raro". Per leggere la recensione, cliccare sull'immagine, grazie.