sabato 5 gennaio 2013

Astrolabio, il progressive su Teleliguria. Tutte le puntate del 2012

In primis BUON ANNO a tutte e tutti. So che molti di voi seguono la trasmissione telelvisiva sul progressive rock, condotta da Fabio Zuffanti e da me. Ma ho anche ben chiaro che molti amici sono impossibilitati a captare il segnale di TeleLiguria 118, così immagino possano gradire questo post che contiene TUTTE le puntate di Astrolabio del 2012, tratte dal canale youtube dell'emittente genovese. Allora, buona visione e vi aspetto davanti al teleschermo per nuovi appuntamenti prog!

Puntata n. 1 (Procol Harum e Moody Blues)



Puntata n. 2 (Luca Scherani)



Puntata n. 3 (Osanna, etc...)



Puntata n. 4 (Magnolia, etc...)



Puntata n. 5 (Jethro Tull, The Nice, Stabat Akish... )



Puntata n. 6 (Ars Populi, Ekseption )



Puntata n. 7 (Atomic Rooster, Zappa, Stereokimono, Transatkantic + Hackett )



Puntata n. 8 (speciale GENESIS)

sabato 24 novembre 2012

Riccardo Storti e Fabio Zuffanti tra Osanna e Autumn Chorus

Care amiche e cari amici, eccovi la puntata di Astrolabio di martedì scorso condotta da Fabio Zuffanti e dal sottoscritto e dedicata agli Osanna e agli Autumn Chorus. Buona visione... prossimo appuntamento il 27 novembre ore 21.30 su TeleLiguria canale 118. Per ulteriori info, cliccate qui.

sabato 17 novembre 2012

ANATOMIA DEL POP: Cutting Crew - (I Just) Died In Your Arms

Ispirato dai video a rotazione lanciati dal canale televisivo di Radio Capital, ho deciso di dare vita a questa piccola rubrica, dedicata ad alcune miniature cernite dal calderone della (spesso ingiustamente osteggiata) musica pop di consumo. Hit o meno che siano, alcune canzoni hanno innescato in me una curiosità di riferimenti a quanto c'era prima e a quanto ci sarebbe stato dopo. Così ho preso carta e penna per un paio di riflessioni da bloggare.
Prendiamo un successo - datato 1986 - della band britannica Cutting Crew. Questi baldi giovinotti  avevano le chiome spandauballeggianti, guardavano fisso in camera e nuotavano abilmente sulle onde di una canzoncina orecchiabile. Alcuni dati, però, risultano interessanti (suvvia, mettiamo mano al bisturi).
Il forte è il ritornello? Bene, allora si faccia in modo che la song parta da lì. E così sia (i primi furono i Beatles con She Loves You). Il coro, le voci raddoppiate e il sound ricordano invece gli Asia di Wetton e C. mentre la chitarra con tutti quei riverberi e per le frasi (brevi, semplici e ad effetto) rimandano a quella di Manzanera dei Roxy Music (un talento che si sviluppò nelle timbriche di numerosi chitarristi anni '80-'90, tra i più noti The Edge degli U2). Il solo a 3'13" è essenziale, al limite "complicato" da una scaletta finale, ma prende, colpisce come una breve pennellata data al posto giusto e nel momento giusto. 
(I Just) Died In Your Arms è molto FM, è molto americana, è molto AOR. I Cutting Crew, più che vicini di casa dei Duran Duran, sembrano compagni di stanza dei Foreigner (confrontate la ballad con That was Yesterday) e dei Survivor . Buon ascolto.

venerdì 16 novembre 2012

Riccardo Storti con Fabio Zuffanti incontra Luca Scherani per Astrolabio

ASTROLABIO da un'idea del Centro Studi per il Progressive Italiano con Riccardo Storti e Fabio Zuffanti. Produzione dello Studio Maia e di TeleLiguria. Puntata del 13.11.2012


sabato 10 novembre 2012

GENESIS - The Ultimate Collection - Three Sides Live


Inutile girarci intorno. I Genesis dal vivo sono sempre una storia a sé. Pensiamo a quell’elogio dell’imperfezione che fu Genesis Live del ’73 oppure quella ricerca della perfezione che è stato Seconds Out. Lì si sente – nel bene e nel male – la forza e la forma del collettivo.
Ammetto che ho sempre guardato, invece, Three Sides Live con una certa diffidenza. E mi sbagliavo. Frutto dei soliti pregiudizi in direzione di Abacab e dintorni. Invece, anche in questo caso, i Genesis non si smentiscono. L’attacco di Turn It On Again ammalia e avvince proprio per la sua potenza live, idem dicasi per tutti gli altri compagnucci di Duke. Confesso che pure - la mai non troppo vituperata - Abacab assume un fascino inatteso, imprevedibile, probabilmente corroborato da alcuni felici spazi di inserti improvvisativi. E lì che riemerge sempre – più genuino che mai – lo spirito Genesis.
L’amarcord anni Settanta non è male, ma, senza Gabriel e senza Hackett, brani come In the Cage, Watcher of the Skies e The Fountain of Salmacis si fissano alla stregua di un onesto tentativo di decente calligrafia dal vivo ma nulla più. Detto tra noi (con il senno di poi), certe tribute band - qualche lustro più tardi - sapranno fare di meglio… Collins val bene la melodia: lì è un maestro da Afterglow in poi, ma, per il resto, manca di quella vocalità teatrale che solo Gabriel è riuscito ad esprimere con naturalezza. Mi vengono in mente alcune sfumature timbriche di The Fountain of Salmacis e di In the Cage: la differenza tra Gabriel e Collins si chiama “studiata spontaneità”. Collins fa quello che può e, talvolta, sfiora l’artificio. Ci sta e, al limite, si lascia pure apprezzare, ma è proprio un’altra storia.
© Riccardo Storti

giovedì 8 novembre 2012

Riccardo Storti in TV con Fabio Zuffanti: è iniziato "Astrolabio" su TeleLiguria

L'esordio in TV con una trasmissione condotta dal musicista Fabio Zuffanti e dal sottoscritto, sotto l'egida del CSPI. Si tratta di Astrolabio, già (e ancora) attiva su Yastaradio, ora anche sul piccolo schermo per TeleLiguria e registrata presso lo Studio Maia di Genova.
Eccovi la prima trasmissione del 7 novembre 2012. Il primo passo è un ritorno alle radici del progressive rock: Procol Harum e Moody Blues. Prossimo appuntamento, mercoledì 14 novembre ore 22, sempre su TeleLiguria.

sabato 3 novembre 2012

SPECIALE ALTROCK/ Dave Willey & Friends - Immeasurable Currents (2011)

Dave Willey, bassista e fisarmonicista dei Thinking Plague (una delle band più rinomate dell'attuale scena Rock In Opposition), ha dato alle stampe un'opera prima dal sapore tanto ambizioso, quanto originale. Che ha fatto? Ha preso le poesie del padre (Dale Willey), già pubblicate nel 2001 (The Tin Box Papers and Other Poems), e le ha musicate. Nell'operazione ha coinvolto alcuni amici dei Thinking Plague (il fondatore Mike Johnson, oltre a Elaine Di Falco, Deborah Parry, Mark Harris e Dave Kerman), l'inclito softmachine Hugh Hopper (purtroppo non più tra noi), Wally Scharrold, Bruce Orr, Farrell Lowe, Jeanne Christensen e Emily Bowman.

12 canzoni elaborate attraverso un making essenziale, basato su pochi (ma decisi) spunti melodici, con qualche pennellata timbrica tra acustica ed elettronica. Qua e là, si avvertono vaghe e dolci spleen wyattiani (The Old Woods e A Garland of Miniatures), sprazzi di canti RIOttosi (If Two See a Unicorn, I Could Eat You Up), luci di pop eretico (Too Much Light, The Conservatives), episodi cameristici (What a Night, Winter, Autumn), momenti di buie dissonanze (Wordswords), tanghi sussurati alla Waits (Mitch) e sconfinate distese ambientali (Nightfall).
Indovinata la scelta di affidare la maggior parte del cantato alle due vocalist Di Falco e Parry: colori cangianti e comunicanti tra loro, soprattutto quando intervengono insieme.
Immeasurable Currents è un disco che vuole tempo e concentrazione, oltre ad un irrefrenabile desiderio di lettura mosso dai versi di Willey senior. Non sarebbe stata male una traduzione in italiano delle liriche per il pubblico nostrano. Un gioiellino da (il)lustrare in continuazione.   
  
© Riccardo Storti
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