Apro Facebook, come ogni mattina, e la giornata inizia subito male. Pino Sinnone annuncia che, proprio stanotte, Joe Vescovi ci ha lasciato.
Senza parole, incapace di dare senso a qualsiasi saluto
da battere a chiare lettere sulla tastiera. Intanto, la sua, di tastiera, ha
smesso di suonare, ma continua comunque, in qualche modo, a vivere tra i solchi
di quei vinili che hanno dato il La alla stagione progressive degli anni
Settanta.
Cerchiamo semmai di creare una voce che sia in grado di raccontare un'eredità artistica: ne vale la pena (sì, perchè in questi momenti valgono solo due cose. o il silenzio o la sua musica).
Il maggiore merito di Vescovi è stato sicuramente quello di essere stata
una figura centrale e determinante nella transizione dal beat al prog. E non
semplicemente perché era il leader di The Trip. Attraverso la band (nata a
Torino dall'incontro di Pino Sinnone e altri musicisti, ma vivacizzata soprattutto dalla
presenza di questo ligure salito dalla natia Savona) il suo Hammond arriva sui
palcoscenici nazionali, si eleva dalle balere ai festival pop. Si infiamma, a
poco a poco, grazie a sperimentazioni effettistiche che trovano complici in
altre tastiere quali il piano elettrico, il mellotron e "l'ultimo
nato", ovvero il sintetizzatore Moog. I traguardi - espressivi e tecnici -
raggiunti dal parco keyboard di Vescovi vanno di pari passo con quelli
contemporanei dei fratelli Nocenzi (Banco), Flavio Premoli (PFM), Maurizio
Salvi e Vittorio De Scalzi (New Trolls), Patrizio Fariselli (Area), Tony
Pagliuca (Le Orme), Oliviero Lacagnina (Latte e Miele) e altri. Un novero di
personalità musicalmente forti, capaci di distinguersi dagli "ipse
dixit" d'Oltremanica. Il tastierista al centro ed in The Trip Joe è pure frontman,
agitatore di proteste a Viareggio nel '71 e spettacolare wizard - tra pirulini
e bottoncini, leve e levette - che cresce disco dopo disco.
Vediamola un po' questa crescita. Nel 1970 il primo The Trip è portatore
sano di una psichedelia che vorrebbe dire di più, un vestito colorato (come la
pietra... ), sgargiante ma un po' stretto. Così nel '71 Caronte inaugura il progressive italiano, insieme ad altre pietre
miliari (cito L'uomo degli Osanna, In the beginning della Nuova Idea, Collage delle Orme e Dolce Acqua dei Delirium), prima
dell'arrivo delle corazzate Banco e PFM. Consolidamento quasi classico in
formazione triadica con Atlantide un
anno più tardi: un po' E.L. & P., un po' Quatermass ma soprattutto The
Trip, compagine decisa a lasciare il segno nell'epopea prog anni Settanta. Il
capolavoro nel '73 con il sublime Time of
Change, canto del cigno di una compagine prossima allo scioglimento: Rhapsodia occupa un'intera facciata e
resta una delle suite più riuscite del progressive rock europeo. Vescovi - in
tutta questa storia - è centrale: non è solo il carismatico leader on stage, ma
anche l'attento studioso delle forme e dei suoni, con una tecnica alle spalle
fatta di studi eterogenei e, per questa ragione, più aperti a soluzioni
innovative, nonché personali.
Da qui - dopo una breve parentesi con gli Acqua Fragile - Joe Vescovi è
chiamato in studio dai Dik Dik e da Umberto Tozzi. Con il nuovo millennio con
gli Shout di Franz Dondi (già Acqua Fragile) si dedica a cover beatlesiane,
mentre nel 2010 avviene la reunion dei Trip, ricordata durante la Prog
Exhibition di quell'anno. Ultimo cameo di rilievo, il passaggio hammondistico
nel bellissimo lavoro di Paolo Siani Castles, Wings, Stories and Dreams (sempre
nel 2010), dove presta le sue dita in MadreAfrica.
Pino Ballerini (Il Rovescio della Medaglia) ha scritto queste sagge parole
sul profilo Facebook di Guido Bellachioma: "Ragazzi il tempo passa
inesorabilmente: noi musicisti non ce ne rendiamo conto perché la musica ti
mantiene giovane dentro, ma la signora nera non ci dimentica e quando arriva il
momento non fa sconti. Niente paura: ritorneremo più belli e più forti che mai!
Ciao Joe! Quante serate passate nello stesso posto in quell'anno di quel Cantagiro?
Non siamo tristi, tanto prima o poi lo rifaremo, tutti insieme."
Eh già... (Riccardo Storti)
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